Abbiamo seguito per il Comune di Galeata (FC) la comunicazione dell'apertura al pubblico del sito archeologico della Villa di Teoderico, unico esemplare artchitettonico del periodo tardo antico in Italia, conservato in pianta integrale.
Galeata, piccolo borgo della Valle del Bidente, restituisce un esemplare unico di architettura residenziale teodericiana: la villa di Teoderico costituisce l’esempio meglio conservato di una villa tardo antica databile alla fine del V inizi del VI secolo d.C., con funzioni abitative e di rappresentanza. Questa scoperta consente di provare la tesi secondo la quale Teoderico è stato un re molto impegnato nell’integrazione tra le culture romana e gota. La scelta di edificare una villa in stile romano, confermata da questi ritrovamenti, ne è certamente una prova. Si tratta quindi di un passo molto importante che contribuisce alla riabilitazione storica del personaggio.
Galeata è situata nell’alta valle del fiume Bidente, valle che nel corso dei secoli ha svolto l’importante funzione di asse di comunicazione tra la pianura romagnola e l’Italia centro-meridionale. Divenne insediamento urbano quando, per cause ancora da chiarire, la vicina città romana di Mevaniola fu abbandonata e la sua popolazione si stabilì più a valle, nei pressi dell’attuale abitato. In questa zona, frequentata fin dalla preistoria per la presenza di fertili terrazzi fluviali, di abbondante legname e di riserve idriche, l’imperatore Traiano fece costruire un acquedotto che Teoderico, re degli Ostrogoti, restaurò nel 502 per l’approvvigionamento di Ravenna.
Secondo la tradizione, Teoderico, risalendo la valle del Bidente, rimase affascinato dalla bellezza di questi luoghi e decise quindi di edificarvi un “palatium”.
Poiché pretese la collaborazione degli abitanti della zona per la costruzione dell’edificio, Teodorico venne in contrasto con l’abate Ellero, che aveva fondato un centro monastico sul colle che sovrasta Galeata.
Sempre la leggenda narra che, di fronte all’abate, Teoderico fu miracolosamente immobilizzato, mentre voleva recarsi di persona al monastero in cui viveva S. Ellero con un piccolo gruppo di discepoli. Il re interpretò l’episodio come un segno divino e, rendendosi conto di quanto fosse stato superbo nei riguardi del Santo, lo ricompensò donandogli nuove terre, che andarono a costituire il patrimonio e la base del potere temporale del monastero ilariano. A ricordo di questo leggendario incontro è rimasto il rilievo marmoreo di Ellero e Teoderico, conservato nella sala dedicata all’abbazia di S. Ellero del Museo civico “Mons. Domenico Mambrini” di Galeata. Sul retro di questo singolare reperto scultoreo è incisa un’iscrizione che ricorda il testo della Vita Hilari (Vita di S. Ellero) relativo all’incontro fra i due personaggi.
Dalle recenti ricerche svolte, in particolare quelle del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, si è desunto che l’edificio teodericiano ha le caratteristiche di una ricca ed elegante residenza, con funzioni anche militari e di controllo del territorio. L’analisi tipologica delle strutture individuate ha poi escluso che si trattasse di un palazzo. L’edificio voluto da Teoderico assume quindi più i connotati di una villa con quartiere termale privato, simile alle grandi ville tardo antiche romane (come ad esempio la villa del Casale a Piazza Armerina o la villa di Desenzano sul Garda).
Recenti studi archeologici hanno permesso di evidenziare la presenza di una serie di edifici a carattere residenziale nella zona orientale dell’Emilia-Romagna, databili tra il IV e il VI secolo d.C., la cui documentazione è però disomogenea e parziale.
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